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INVESTIMENTO A CUBA

Grande opportunità di investimenti a Cuba.


SERVICIO INMOBILIARIO

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ENVIO DE CONTENEDORES A CUBA

ENVIO DE CONTENEDOR A CUBA: • Podemos recibir cajas de hasta 30 kg. A 150 euros • Se recogen en cualquier parte de Italia. • El contenedor debe salir en noviembre. Se envían sólo a la Habana y se entregan a finales diciembre o principios de enero • Se aceptan los paquetes hasta el 30 de octubre 2015 LOS PAQUETES A ENVIAR PUEDEN CONTENER: • Menaje de casa (platos vasos frazadas sábanas adornos , elementos de decoración de todo tipo cazuelas, en fin cosas de casa • Miscelanea (carteras, vestidos, zapatos, mezclados y no mucha cantidad). • De alimentos solo se puede pasar lo que viene en cajas. Hay que entregar una relación con todo lo que va dentro de cada caja. MUY IMPORTANTE: SE PUEDEN MANDAR TODO POR NATALE. TENEMOS PLANIFICADA OTRA SALIDA PARA NOVIEMBRE, SI ESTAS INTERESADO ENVIA TUS DATOS PARA AVISARLE DE PROXIMAS SALIDAS. PARA EL SEGUNDO ENVIO TENEMOS ESPACIO PARA DOS REFRIGERADORES. EN CUBA SE PAGAN 10 CUC POR CADA CAJA O BULTO DE 30 KG, CUANDO RECOGEN. CUANDO SALGA CONTENEDOR SE INFORMA DONDE SE DEBEN RECOGER


OFERTAS DE DERECHOS DE CARGAS NO ACOMPAÑADAS

AVISO A NUESTROS CLIENTES TENEMOS LA OFERTA DE DERECHOS DE ENVIO DE PAQUETES COMO CARGA NO ACOMPAÑADA, PUEDES ENVIAR ENTRE OTRAS COSAS LAVADORAS, COCINAS A GAS, JUEGO DE BAÑO, MATERIALES DE LA CONSTRUCCION, NEUMATICOS PARA MAS INFORMACION LLAMAR AL 3936839383 O A info@angulocubano.com


ENVIO DE PAQUETES

ENVIO DE PAQUETES A CUBA: - 1,5 KG A EURO 8,50, HASTA 10 PAQUETES A LA MISMA PERSONA - CONSEÑA A DOMICILIO A TODA CUBA


INVESTIRE A CUBA? OGGI SI PUO.

Cuba, la gare per investire ai Caraibi: 400mila opportunità per fare i soldi al caldo Ma quanto è difficile fare pace. Barack Obama, con una decisione storica, ha riaperto la porta a rum e sigari dell’ex nemico, che i turisti a stelle e strisce potranno importare d’ora in poi fino a cento dollari a persona. Ma ad accogliere “Havana Club” e “Cohiba” sul suolo americano ci saranno anche legioni di avvocati. Difficile immaginare un contenzioso legale più complesso di quello che oppone la famiglia Bacardi, che ha rilevato i diritti dai vecchi proprietari, con la francese Pernod Ricard, che nel 1992 ha siglato con Fidel il contratto per la commercializzazione del rum oltre confine. Nel 2012 la Corte Suprema ha dato ragione ai Bacardi. Ora, però, i giochi si riaprono: il colosso francese ha già annunciato di voler inondare gli Usa di milioni di bottiglie di Havanistas, nuovo marchio approvato da Cuba. Non meno aspra si annuncia la battaglia attorno al Cohiba, il prestigioso sigaro della perla dei Caraibi, amato da Fidel e immortalato dalle foto di Che Guevara. Gli Usa ne diventeranno i primi compratori, scavalcando la Spagna che ne ha comprati, quest’anno, per 79 milioni di dollari. Ma anche qui si profila un vespaio di liti giudiziarie sulla proprietà dei marchi tra General Tobacco, che ha comprato i diritti dai vecchi proprietari, e Cubatabalera, il monopolio di Stato. Sigari e rum sono una chiave per cercar di interpretare la stagione che si è aperta il 17 dicembre, con la clamorosa decisione di Barack Obama di dichiarar chiusa la stagione dell’embargo verso Cuba decretato da John Kennedy nell’ottobre del 1962. In realtà, solo il Congresso degli Stati Uniti ha il potere di cancellare l’embargo, cosa che avverrà, con ogni probabilità, solo dopo le prossime presidenziali. Lo stesso Obama ha previsto che la decisione verrà presa nel 2017. Ma nel frattempo si è aperta una fase “grigia”, di apertura graduale. L’ideale per fare gli affari migliori, prima che si creino nuovi equilibri. Le aperture di Washington, dall’uso delle carte di credito alle reti di telecomunicazioni, sono comunque già sufficienti ad innescare un processo irreversibile, comunque rapido. Ma che succederà nei prossimi due anni? Vediamo le potenzialità. Oggi Cuba, 11 milioni di abitanti, è una piccola economia che figura al 108° posto nella classifica del commercio mondiale. Un paese povero (reddito medio 6.041 dollari, a metà del Brasile), ma con alcune eccellenze, a partire dalla Sanità che proprio in questi mesi, con una eccellente rete di aiuti all’Africa occidentale colpita da Ebola, ha confermato la sua qualità. L’import/export non supera i 400 milioni di dollari, per lo più in agricoltura, con legami stretti con Cina e Spagna ma, soprattutto, con il Venezuela che ogni anno cede 115.000 barili di petrolio in cambio delle prestazioni di 30.000 medici cubani “imprestati” a Caracas. Ma, secondo i calcoli del Fmi, le potenzialità dell’isola sono ben diverse: senza l’embargo, l’import di Cuba dagli Usa sarebbe stato di almeno 4,3 miliardi, meno dell’export di beni e servizi (turismo in particolare) che dovrebbe raggiungere almeno i 5,8 miliardi di dollari. Fin qui i numeri che, si sa, raccontano solo una parte della realtà. Prima di raggiungere certi obiettivi, infatti, saranno necessarie tante riforme. Non solo quelle legate alle conseguenze delle guerriglie commerciali e giuridiche che anche si combattono attorno a rum, sigari o ai vecchi monumenti del turismo che fu, ai tempi dei gangsters. La vera sfida riguarda la trasformazione della vecchia economia statalista, cresciuta attorno al regime. Una trasformazione che, seppur favorita dalle aperture all’economia privata promosse da Raùl Castro, segna il passo, come conferma la crescita modesta del pil, solo l’1,4%, nonostante l’esplosione dei cuentapropistas: 440 mila artigiani, affittacamere, tassisti, proprietari di paladar. Grazie alle nuove aperture del regime, i cuentapropistas saranno i primi a trarre vantaggio dall’arrivo dei capitali: d’ora in poi, infatti, le rimesse dagli Usa potranno raggiungere i 2 mila dollari (contro gli attuali 500). Parenti ed amici di Miami, perciò, potranno fornire i capitali sufficienti per garantire il decollo del turismo from Usa, che garantiva tre milioni di arrivi all’anno prima dello strappo con Fidel. Ma c’è anche l’aspetto negativo. Da tre anni Cuba ha un porto franco, Mariel, attraverso cui dovevano svilupparsi le joint ventures con le economie europee ed asiatiche. In realtà, il bilancio è pari a zero; troppa burocrazia, anzi troppa ostilità delle strutture pubbliche verso l’iniziativa privata. Oltre all’inesistenza di tutele della proprietà privata (vietata ai cuentapropistas), o contratti di lavoro che prevedano incentivi per la forza lavoro. Riuscirà Cuba, di qui al 2017, a creare le premesse per accogliere nuovi investimenti? Oppure, come è successo in Russia, la nomenklatura riuscirà prima ad impadronirsi a prezzi stracciati dei beni pubblici, trasformando lo Stato in un’oligarchia? Molto dipenderà dalla saggezza con cui verrà gestita la fase di transizione in cui non mancheranno occasioni per i più arditi. In questa fase, ad esempio, un italiano può investire in un’iniziativa turistica (cosa che, ufficialmente, non può fare un cubano), e garantire al futuro investitore Usa quel know how del posto che potrebbe fare la differenza. Assieme ad un bel magazzino di Cohiba, oggi l’anima del “mercato nero” del made in Cuba.


UN ABBRACCIO ATTESO DA SECOLI

Un «abbraccio» atteso da secoli di Carlo Marroni 6 febbraio 2016. Un fatto storico, mai accaduto. Un evento destinato a innescare un processo che fino a pochi anni fa appariva come impossibile. L'incontro a Cuba tra Francesco e il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill è il passo necessario per dare una reale spinta di Carlo Marroni - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/vQJJH9


REPATRIARSE A CUBA: TODO LO QUE DEBES SABER.

La repatriación voluntaria de los cubanos no es una opción novedosa ni recuente, pero en la práctica solo podían conseguirla unos pocos que cumplieran unos ajustados requisitos. Sin embargo, las nuevas normativas y los nuevos contextos en la Isla han hecho que cada vez más cubanos residentes legalmente en el extranjero decidan recuperar sus derechos como residentes en la Isla. Las motivaciones son tan diversas como las condiciones de quienes se acogen a esta vía. ¿Qué signifca repatriarse para un cubano? La Repatriación no es más que la posibilidad que tienen los cubanos residentes en el exterior y que habían perdido sus derechos legales en Cuba a obtener de nuevo su residencia legal en la isla y, por ende, recuperar sus derechos como ciudadano cubano. La Repatriacion como tal existe desde hace muchos años aunque solo podían lograrla las personas mayores de sesenta años o personas enfermas, desvalidas o sin ningún apoyo económico. Hoy es un derecho por el que todos los cubanos pueden optar. ¿Qué requisitos deben cumplirse para poder hacerlo? En la actualidad no hay requisitos específicos que puedan derivar en la no aceptación de la Repatriación: solo aquellas personas que enfrenten problemas legales ya sea con Cuba o con su país de residencia no podrán optar por la misma; el resto de los ciudadanos cubanos que residan fuera de la isla pueden, sin objection alguna, optar por ella; incluso sus cónyugues e hijos, aún cuando no sean ciudadanos cubanos de nacimiento. ¿Cuál es el procedimiento habitual y cuánto suele tardar? ¿Cuánto cuesta de media? El procedimiento de la Repatriación es bien sencillo. La persona debe viajar a Cuba y acudir, junto con el familiar que posea la propiedad legal del lugar donde el repatriado va a residir, a un notario que le hará el trámite requerido, que consiste en agregarlo oficialmente al núcleo de la vivienda. Ambos deben estar presentes físicamente ese momento. El notario le entregará un documento con el cual la persona que se repatria deberá dirigirse a la Oficina de Emigracion que le corresponde y solicitar en ella las Planillas para la Repatriación. Los oficiales del lugar, quienes hacen estos trámites a diario, le explicarán el procedimiento a seguir luego de llenar esas planillas. Yo recomiendo se haga directamente en las oficinas de Emigración en Cuba para que sea mas expedito el trámite. En el caso de que la persona no pueda viajar, puede llamar al Consulado Cubano correspondiente a la zona donde resida y solicitar allí que se les envíen las planillas para dicho trámite. Desde el momento en que se inicia el proceso hasta la aprobación del caso suelen pasar entre tres y cinco meses. Luego de ese tiempo la persona es contactada y deberá entonces proceder a hacerse su Carné de Identidad, que puede recoger pesonalmente o delegar en otra persona o familiar para que lo recoja cuando esté disponible. Es importante recalcar que “no es obligatorio permanecer en Cuba mientras el proceso de Repatriación está en marcha”. Antes funcionaba de esa manera pero ya no es requisito obligatorio. El costo del trámite es de 100CUC más sellos por el valor de 25CUP los cuales deberán ser abonados en la Oficina de Emigración y en el momento de iniciar el proceso. Qué gana un cubano al repatriarse? ¿Para qué lo hace? La repatriación tiene varias ventajas para un cubano. Primero, que se le reconozca de nuevo un derecho que por cicunstancias históricas y políticas una vez le fue retirado. Segundo, la persona se convierte automáticamente en un ciudadano más del país y por ende con los mismos derechos de aquel que nunca ha salido de Cuba: derecho para comprar una propiedad, derecho para trabajar en cualquier empresa ya sea gubernamental o privada, incluso derecho a registrar su propio negocio en Cuba. Así mismo, puede recibir servicios médicos, de educación entre otros que ofrece el Estado cubano. Otro beneficio instántaneo que tiene el repatriado es el de poder transportar a Cuba un Menaje de Casa que no es más que todos aquellos artículos, electrodomésticos, muebles, ensures y demás que se utilizan para la comodidad y el uso del hogar. Este menaje es libre de impuestos al llegar a Cuba y puede transportarse solo en el término de los seis meses después de se haya aprobado la Repatriación. (Para información sobre Menaje de Casa en Estados Unidos, puede llamar al 786-218-3724). De la misma manera; y esto también es muy importante, los repatriados no necesariamente tienen que residir en suelo cubano. Pueden continuar su vida normalmente en el lugar que residen y no hay ninguna contradicción migratoria ni legal al respecto; repito, es solamente la devolución de un derecho que una vez nos fue negado. ¿Qué gana Cuba con esto? Cuba, como país, gana en todos los aspectos; desde moralmente al reconocer de nuevo a esos ciudadanos que salieron de Cuba con el único objetivo de buscar una vida mejor y prosperidad para su familia, hasta económicamente pues abre el espectro de inversión en la Isla hasta este momento vetado para los cubanos residentes en el exterior. ¿Cómo percibe la sociedad cubana a estos cubanos que deciden 'repatriarse'? Es difícil saber como la sociedad cubana percibe a los repatriados teniendo en cuenta que es un fenómeno que todavía no ha tenido la divulgación que debiera tener. Sin embargo, puedo afirmar que con todas las personas que hemos tenido contacto en Cuba y hemos tocado este tema lo ven como algo positivo, conveniente y necesario. ¿Se conocen las cifras de cuántos cubanos emigrados se han repatriado? Hasta hoy no se conocen las cifras de los cubanos que se han repatriado pero me atrevo a asegurar por conversaciones que hemos tenido con oficiales de emigración y del propio gobierno de Cuba que la cifra es muy grande; quizás en el rango de decenas de miles, pero igual no deja de ser una cifra totalmente especulativa hasta hoy.


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